Mercoledì 20 novembre, alle 14.30 (registrazioni dalle 14), la sala "Pieratelli" dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì ospiterà il corso "Cancellare l’epatite C. Mission impossible? Un approccio multidisciplinare e multiprofessionale". "La svolta nella cura dell’epatite C è arrivata negli ultimi anni - introduce Salvatore Ricca Rosellini, responsabile scientifico del corso, epatologo dell’ospedale forlivese - grazie alla disponibilità di terapie molto efficaci che consentono la definitiva eliminazione del virus nella quasi totalità dei casi trattati. L’Italia, grazie alle politiche di accesso al trattamento introdotte dall’Agenzia del farmaco, si colloca tra i 12 paesi avviati positivamente verso il traguardo dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’eliminazione dell’infezione da virus C entro il 2030".

 

La popolazione carceraria è purtroppo gravata da alta prevalenza di infezione da HCV, in Italia del 20-40%, con picchi nella fascia 35-53 anni. Il fenomeno è legato a fattori pregressi rispetto all’ingresso in prigione (basso status socio-economico, l’essere un migrante da paese ad alta endemia) e a fattori legati all’esperienza carceraria, che talora si sovrappongono, come nel caso del consumo di sostanze d’abuso per via iniettiva.

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In carcere ulteriori elementi di rischio sono: promiscuità, condivisione di oggetti per l’igiene personale, tatuaggi, violenza fisica, rapporti sessuali non protetti. Cruciale è dunque lo screening seguito da un adeguato linkage to care, magari nell’ambito di percorsi semplificati (accesso alle cure senza l’attesa del genotipo grazie ai regimi pangenotipici).

Riferimento bibliografico
Ranieri R et al. Infection 2017; 45: 131-138

Postato da: Alberto Enrico Maraolo il: In: Contributi ScientificiInfettivologia Medicioggi

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L’ Agenzia regionale di sanità della Toscana ha avviato uno studio volto alla conoscenza dell’epidemiologia dell’infezione da HCV, al controllo e all’eradicazione dell’infezione sul territorio regionale.
Clicca sui link per scoprire i dettagli del progetto.
#EpatiteC #Springer4HCV #HCV #ARSToscana

Epatite C, dallo screening all’eradicazione del virus: le azioni a livello globale e quelle intraprese dalla Regione Toscana

 

L’ @AIFA ha reso disponibile l’aggiornamento settimanale dei dati relativi ai trattamenti con i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione (DAAs) per la cura dell’epatite C cronica.
Clicca sul link per scaricarlo!

http://bit.ly/AggiornamentoAIFA

Il primo passaggio nello screening per infezione da HCV è rappresentato dalla ricerca anticorpale, la cui eventuale positività conduce al rilevamento della viremia. Al fine di facilitare l’espletamento del primo step, negli ultimi anni sono stati sviluppanti alcuni test rapidi, definiti anche come point-of-care.

 

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Un test di questo tipo per definizione non necessita di un laboratorio per la valutazione del risultato e spesso non necessita nemmeno di personale specializzato. Un esempio è il test di gravidanza su urine. Nel caso dell’infezione da HCV, i campioni possono essere rappresentati da fluido orale o sangue venoso dopo digitopuntura. Ciò favorisce lo screening di gruppi di persone (per esempio, migranti) che hanno difficoltà ad accedere a un’assistenza sanitaria convenzionale.

Riferimento bibliografico
Khuroo MS et al. PLoS One 2015; 10: e0121450.

Postato da: Alberto Enrico Maraolo il: In: Contributi ScientificiInfettivologia Medicioggi

Arriva l’App per valutare il rischio epatite C.

L’epatite C colpisce il territorio bresciano più che il resto d’Europa (con una prevalenza a Brescia e provincia di quasi il 3% contro l’1,3% dell’Europa).
Cirrosi e tumore del fegato, strettamente correlati alla malattia da HCV, mostrano prevalenze che giungono fino al 5% in alcune zone della provincia. Prevalenze così elevate devono far prendere in considerazione lo screening generalizzato della popolazione di alcuni Comuni.
La terapia con antivirali anti HCV, disponibile dal 2014 in Italia, permette di curare i pazienti ottenendo l’eradicazione del virus fino al 98% dei casi, riducendo il rischio di sviluppare cirrosi e tumore.

Gli anti-virali ad azione diretta (DAA) riducono il rischio di mortalità del 52% e quello di carcinoma epatocellulare del 33%. Lo dimostrano i risultati di uno studio osservazionale appena pubblicato su Lancet che da una parte smentisce i risultati di una revisione della Cochrane dai risultati non chiari rispetto ai benefici a lungo termine di questi farmaci e dall’altra conferma la raggiungibilità degli obiettivi dell’OMS di eradicazione dell’HCV e riduzione delle sue complicanze.