Edited by M. Schuster, P. Duclos

WHO Recommendations Regarding Vaccine Hesitancy

Vaccine, 2015: Volume 33, Issue 34, Pages 4155-4218; 

doi.org/10.1016/j.vaccine.2015.04.0340264-410X

This Special Issue includes many of the products, conclusions, and recommendations endorsed by SAGE based on the Working Group’s progress, including:

(1) the definition of vaccine hesitancy and delineation of its components and potential determinants;

(2) an account of attempts to develop and pilot indicators to measure the scale and character of hesitancy in order to inform the development of strategies and policies and measure the effectiveness of interventions;

(3) suggested steps for adapting the Guide to Tailoring Immunization Programmes (WHO EURO) into a more widely applicable diagnostic resource for generating behavioral insights and identifying the determinants of vaccine hesitancy among specific subgroups in particular contexts anywhere in the world;

(4) an examination of social and commercial marketing applications with consideration of their potential to contribute to interventions to address vaccine hesitancy;

(5) systematic reviews of past strategies to address vaccine hesitancy; and (6) a brief synopsis of four lessons from the field of health communication that are applicable to efforts to address vaccine

hesitancy.

B. Formenti et al.

The impact of COVID-19 on communicable and non-communicable diseases in Africa: a narrative review

Infezioni in Medicina, 2022; doi: 10.53854/liim-3001-4

Abstract

The global pandemic of coronavirus disease 2019 (COVID-19) has disproportionately impacted global human health, economy, and security. Because of weaker health-care systems, existing comorbidities burden (HIV, malaria, tuberculosis, and non-communicable conditions), and poor socioeconomic determinants, initial predictive models had forecast a disastrous impact of COVID-19 in Africa in terms of transmission, severity, and deaths. Nonetheless, current epidemiological data seem not to have matched expectations, showing lower SARS-CoV-2 infection and fatality rates compared to Europe, the Americas and Asia. However, only few studies were conducted in low- and middle-income African settings where high poverty and limited access to health services worsen underlying health conditions, including endemic chronic infectious diseases such as HIV and tuberculosis. Furthermore, limited, and heterogeneous research was conducted to evaluate the indirect impact of the pandemic on general health services and on major diseases across African countries. International mitigation measures, such as resource reallocation, lockdowns, social restrictions, and fear from the population have had multi-sectoral impacts on various aspects of everyday life, that shaped the general health response. Despite the vast heterogeneity of data across African countries, available evidence suggests that the COVID-19 pandemic has severely impacted the control and prevention programs, the diagnosis capacity and the adherence to treatment of major infectious diseases (HIV, TB, and Malaria) - including neglected diseases - and non-communicable diseases. Future research and efforts are essential to deeply assess the medium- and long-term impact of the pandemic, and to implement tailored interventions to mitigate the standstill on decades of improvement on public health programs.

Reinstating universal health coverage on the global agenda Editorial

The Lancet, Published: December 04, 2021DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)02742-2

CONTENUTO E COMMENTO:  Questo editoriale di Lancet, scritto – come tutti gli Editoriali di questa prestigiosa rivista - da Richard Horton, il suo Editor, richiama l’attenzione su un elemento cardine del terzo  obiettivo per lo sviluppo sostenibile, cioè la necessità di lavorare per l’accesso universale alle cure a livello globale. Il 12 Dicembre è stato appunto il giorno dedicato all’”accesso alla salute per tutti gli abitanti del pianeta”.E’ fuor di dubbio che la pandemia ha sottolineato la necessità vitale di un pacchetto di riforme dei sistemi internazionali. L'intollerabile divario di immunizzazione tra i paesi più ricchi e più poveri del mondo mette in pericolo la salute di tutti gli abitanti del pianeta. È anche sempre più chiaro che le sfide della SARS-CoV-2 non possono essere risolte solo con la vaccinazione, ma richiedono piuttosto misure continue di salute pubblica e sforzi sostenuti di tutta la società per proteggere i più vulnerabili e costruire la resilienza della comunità.La pandemia di COVID-19 ha aumentato le pressioni sui sistemi sanitari di tutto il mondo, esacerbando le limitazioni di risorse e capacità esistenti. Per garantire la qualità e l'efficienza della salute per tutti, è necessario che i sistemi sanitari aumentino sostanzialmente le loro capacità di preparazione per essere in grado di rispondere alle crisi, rafforzando al contempo le loro funzioni primarie fondamentali. Anche in una ottica di “preparedness” a possibili nuove emergenze sanitarie, sarà indispensabile rafforzare i sistemi sanitari in un’ottica di equità e accesso universale. Ecco qualche riferimento ai temi trattati nell’editoriale:

https://universalhealth>coverageday.org/

https://theindependentpanel.org/wp-content/uploads/2021/11/COVID-19-Losing-Time_Final.pdf

https://apps.who.int/gb/wgpr/pdf_files/wgpr4/A_WGPR4_3-en.pdf

Suerie Moon, Jana Armstrong, Brian Hutler, Ross Upshur, Rachel Katz, Caesar Atuire, Anant Bhan, Ezekiel Emanuel, Ruth Faden, Prakash Ghimire, Dirceu Greco, Calvin WL Ho, Sonali Kochhar, G Owen Schaefer, Ehsan Shamsi-Gooshki, Jerome Amir Singh, Maxwell J Smith, Jonathan Wolff

Governing the Access to COVID-19 Tools Accelerator: towards greater participation, transparency, and accountability

The Lancet, Published Online December 10, 2021 https://doi.org/10.1016/ S0140-6736(21)02344-8

CONTENUTO E COMMENTO: Una recente revisione strategica dell'ACT-Accelerator to Covid-19 Tools (ACT-A) ha rilevato che gli interessi nazionali a breve termine hanno ostacolato l'efficacia del meccanismo e ha limitato un'azione veramente coordinata. C'è un divario consistente tra le esigenze di ACT-A e i finanziamenti ad esso forniti: alla fine di ottobre 2021, gli impegni ammontavano a 18,8 miliardi di dollari, con un deficit di finanziamento di 15,9 miliardi di dollari, principalmente nel sostegno alla diagnostica (7,9 miliardi di dollari) e il supporto ai sistemi sanitari (6,2 miliardi di dollari).La revisione strategica ha rilevato la necessità di un maggiore impegno e partecipazione dei paesi a basso e medio reddito e della società civile. Queste lacune in ACT-A sono sintomatiche di un problema più ampio e i limiti del modello attuale nel fornire un accesso equo sono diventati più evidenti.Il lavoro di Lancet mette in risalto i problemi di “governance” di questa organizzazione e cita tre fondamentali ostacoli al buon funzionamento di ACT-A: primo che non è molto chiaro il ruolo reciproco delle diverse organizzazioni che ne fanno parte. Secondo, che non è chiara la catena di comando: chi prende le decisioni importanti ? Infine, il problema dell’accountability, cioè della necessità di un controllo sull’allocazione dei fondi ricevuti e di come sono stati investiti.

Hodgins M, et al.

The COVID-19 System Shock Framework: Capturing Health System Innovation During the COVID-19 Pandemic

Int J Health Policy Manag,

https://www.ijhpm.com/article_4133_3d4f40ddccb0dc31669450db61ebec02.pdf

CONTENUTO E COMMENTO: Questa analisi identifica le innovazioni chiave implementate in risposta alla pandemia in Australia, paese con un numero di casi relativamente basso. Viene evidenziato come il COVID-19 abbia rappresentato un'opportunità per esplorare il cambiamento trasformazionale di sistemi sanitari a tanti livelli.

Rohit Malpani and Alex Maitland

Dose of Reality: How rich countries and pharmaceutical corporations are breaking their vaccine promises

The People’s Vaccine, https://app.box.com/s/hk2ezb71vf0sla719jx34v0ehs0l22os

CONTENUTO : Questo “manifesto” - del quale si riporta a margine soltanto il paragrafo iniziale - non è un lavoro scientifico peer reviewed bensì la posizione di numerose associazioni e communities mondiali. Rappresenta un attacco ai grandi della terra e alle imprese farmaceutiche per la gravissima realtà del limitato accesso ai vaccini a livello globale, in particolare per i Paesi poveri.

COMMENTO: Questo lungo articolo, Invece di lavorare insieme per sostenere proposte di buon senso per vaccinare il mondo il più rapidamente possibile, il G7, l'UE e le corporazioni farmaceutiche hanno firmato un "patto del diavolo": i paesi ricchi accumulano dosi e non mantengono le promesse, mentre le corporazioni farmaceutiche sfruttano i loro monopoli per guadagnare profitti record. Le conseguenze sono devastanti. Primo, un apartheid globale dei vaccini che porta a centinaia di migliaia, se non a milioni di morti tragiche ed evitabili. Secondo, una pandemia prolungata che continua a mettere in pericolo la salute pubblica e l'economia globale. All'inizio della pandemia di COVID-19, gli scienziati hanno avvertito che solo approcci globali per combattere la pandemia potevano avere successo. I leader mondiali hanno promesso che qualsiasi vaccino di successo sarebbe stato un bene pubblico globale. "Nessuno è al sicuro finché tutti sono al sicuro", è il mantra, eppure le corporazioni farmaceutiche e i governi dei paesi ricchi continuano a perseguire il contrario. Nonostante gli sforzi internazionali per stabilire una condivisione della tecnologia e un'equa distribuzione dei vaccini COVID-19, i paesi del G7 e l'Unione Europea (UE) hanno invece accumulato molte più dosi di quelle necessarie e le industrie farmaceutiche hanno venduto le dosi disponibili al miglior offerente. Negli ultimi mesi, per giustificare il loro accaparramento, il G7 e l'UE hanno fatto molte promesse di assistere i paesi a basso e medio reddito donando dosi. Durante l'Assemblea Generale dell'ONU nel settembre 2021, gli Stati Uniti hanno convocato un vertice sui vaccini con lo scopo di raggiungere l'obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione di ogni paese entro il settembre 2022. L'obiettivo del 70% è giusto, ma ritardare fino al settembre 2022 per raggiungerlo è troppo lento per coloro che attualmente sono rimasti indietro.  Inoltre, non c'è ancora un piano organico che illustri come raggiungere questo obiettivo. Al posto di un piano c'è l'ennesima promessa di comprare vaccini dalle multinazionali e donarli il prossimo anno. La promessa, insieme ad altre promesse di condivisione delle dosi da parte dei governi, sono altri esempi di carità  - inefficace e inadeguata - e un'opportunità mancata di trasformare la risposta globale.

È giunto il momento che i governi decidano se vogliono continuare su una strada di promesse non mantenute, proteggendo i profitti estremi di pochi o tracciare un nuovo corso che protegga tutte le persone e fornisca una via d'uscita veloce dalla pandemia.

Per assicurare che i vaccini COVID-19 siano universalmente disponibili, accessibili e gratuiti, la People's Vaccine Alliance chiede ai leader mondiali di: 

- Sospendere almeno temporaneamente i diritti di proprietà intellettuale accettando la proposta di rinuncia volontaria all'accordo TRIPS, per i Paesi più poveri della terra, attraverso l'Organizzazione Mondiale del Commercio.

- Utilizzare tutti gli strumenti legali e politici per richiedere alle società farmaceutiche di condividere volontariamente i dati, il know-how e la tecnologia dei vaccini l COVID-19 per i Paesi più poveri.

- Investire in hub di produzione decentralizzati in tutto il mondo per progressivamente ottenere che i Paesi a basso reddito abbiano il controllo diretto su una capacità produttiva sufficiente a soddisfare i loro bisogni.

- Ridistribuire immediatamente i vaccini in modo equo con tutti i paesi per raggiungere l'obiettivo dell'OMS di vaccinare il 40% delle persone in tutti i paesi entro la fine del 2021 e il 70% di tutte le persone entro la metà del 2022.

Questo è l’elenco delle Associazioni che fanno parte di Peoples Vaccine:  Acción Internacional para la Salud, ActionAid, African Alliance, AfroResistance, Amnesty International, Amref Health Africa, Avaaz, Bangladesh NGOs Network for Radio and Communication (BNNRC), BMS World Mission, Brot für die Welt (Bread for the World), the Center for Artistic Activism, CAFOD, The Center for Economic and Social Rights (CESR), Christian Aid, Clean Clothes Campaign, Club de Madrid, Concern Worldwide, Corresponsales Clave, Development Alternatives with Women for a New Era (DAWN), Africa National Networks of AIDS Service Organisations (EANNASO), EMERGENCY, EqualHealth Campaign Against Racism, Fight Inequality Alliance, Fondazione Corti, Free the Vaccine for Covid-19, Frontline AIDS, Fundación IFARMA, The Global Initiative For Economic,Social And Cultural Rights (GI-ESCR), Global Call to Action Against Poverty (GCAP), Global Justice Now, Global Network of People Living with HIV (GNP+), Health GAP, Health Poverty, HelpAge International, Humana People to People, Human Rights Watch, International Child Health Group of the Royal College of Paediatrics (ICHG), International Trade Union Confederation (ITUC), International Treatment Preparedness Coalition, Just Treatment, Kenya Medical Practitioners, Pharmacists and Dentists Union (KMPDU), International Transport Workers’ Federation (ITF), Knowledge Ecology International, Medact, Nizami Ganjavi International Center, No Profit on Pandemic, Norwegian People’s Aid, OPEN, Open Society Foundations, Oxfam, Partners in Health, Peace and Cooperation, Physicians for Human Rights, PrEP4All, Public Citizen, Public Services International, RESULTS UK, RESULTS US, SAfAIDS, Salud Por Derecho, Sama Resource Group for Women, Save the Children, Section 27, Southern Voice, STOPAIDS, SumOfUs, Tearfund, Trócaire, UNAIDS, UNI Global Union, Universities Allied for Essential Medicines, Vaccine for a Vaccine, War Child Holland, Wemos, WeMove, Yunus Centre, and 350.org.

A. Maxmen

THE FIGHT TO MANUFACTURE COVID VACCINES IN LOWER-INCOME COUNTRIES

Nature, https://media.nature.com/original/magazine-assets/d41586-021-02383-z/d41586-021-02383-z.pdf

CONTENUTO: : La distribuzione dei vaccini nel mondo è cruciale nella lotta contro la pandemia da SARS-CoV-2. All’interno dell’articolo si sottolinea l’importanza di fornire la possibilità ai paesi in via di sviluppo di produrre il vaccino. 

COMMENTO: In assenza di sufficienti capacità di produzione, e un patto applicabile su come le capacità scientifiche, catena di approvvigionamento e produzione possono essere condivise equamente nella salute globale, particolare attenzione per aumentare gli investimenti di produzione dovrebbe essere data ai paesi e alle regioni con i più alti bisogni di salute pubblica e le più limitate capacità di innovazione sanitaria o produzione industriale.

Gli attuali approcci alla salute globale e le priorità nazionali hanno enfatizzato gli aiuti e le importazioni piuttosto che la produzione distribuita o le politiche industriali strategiche, e raramente hanno richiesto un'attenzione esplicita alle capacità di definizione delle politiche locali necessarie per rispondere alle sfide sanitarie locali.

I sistemi di innovazione emergenti - guidati da preoccupazioni locali e facilitati da economie meglio integrate, che stanno creando grandi mercati regionali - possono favorire l'innovazione e gli investimenti diretti.  La sola dipendenza dalla produzione di prodotti sanitari da parte di aziende del settore privato negli ultimi decenni, nonostante i grandi investimenti del settore pubblico nella ricerca fondamentale e clinica per sviluppare prodotti come farmaci e vaccini, richiede una revisione dei modelli di business coinvolti.

Negli ultimi 20 anni, mentre una serie di iniziative sono emerse per affrontare alcune delle sfide di accesso nei paesi meno sviluppati, poca attenzione è stata data allo sviluppo delle proprie capacità - sia nella pianificazione che nell'esecuzione, che dovrebbe essere un obiettivo fondamentale negli sforzi di sviluppo. Iniziative come gli impegni di mercato anticipati, i partenariati per lo sviluppo dei prodotti e i meccanismi di pooling dei brevetti per i medicinali si sono occupati principalmente di creare incentivi per l'innovazione per le preoccupazioni dei paesi sviluppati. 

I divieti di esportazione di prodotti sanitari essenziali in 80 paesi, che vanno dai dispositivi di protezione personale (DPI) ai ventilatori, non hanno aiutato la situazione. In assenza di una chiara guida globale, fino a 130 paesi hanno imposto un mosaico disomogeneo di restrizioni ai viaggi nel tentativo di tenere a bada le varianti più contagiose del virus, per lo più senza successo.

La pandemia di COVID-19 ha dimostrato come le catene di approvvigionamento sono globalizzate e dipendono da alcune materie prime provenienti da una manciata di produttori. Diversi membri del G20 stanno ora sviluppando piani d'azione sulle materie prime critiche, concentrandosi sulla loro resilienza e autonomia, evitando misure protezionistiche. Queste materie prime sono necessarie per la produzione di medicinali e vaccini e non solo l'accesso è necessario, ma anche l'esenzione dalle tasse di importazione, regole chiare di importazione ed esportazione, liste di materiali sostitutivi, stoccaggio e massimali di prezzo, soprattutto in preparazione e durante una crisi.

Anche se con buone intenzioni, le risposte globali alla pandemia sono state in gran parte definite dall'OMS, dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovation (CEPI), da enti di beneficenza e organizzazioni intermediarie basate principalmente in un gruppo limitato di paesi membri del G20. Nel frattempo, nonostante i significativi finanziamenti pubblici per i vaccini COVID-19 e il sostegno di principio per un accesso più ampio, non c'è stata una risposta sistematica e concertata in termini di priorità geografiche e di mercato, e strategie di proprietà intellettuale.

Nelle medie attuali, una persona su quattro nei paesi ad alto reddito ha ricevuto un vaccino, rispetto a solo una persona su più di cinquecento nei paesi a basso reddito.

Questo squilibrio ha innescato le richieste di rinunciare ai diritti di proprietà intellettuale per i vaccini e i trattamenti COVID-19, avviate dall'India e dal Sudafrica nel WTO nell'ottobre 2020. Oggi, più di 100 paesi, compresi gli Stati Uniti, sostengono una rinuncia al WTO, ma il G7 non ha una dichiarazione condivisa su questo.

Ma per i vaccini, il waiver sui brevetti, da solo, non basterà. Serve Technology Transfer e la costruzione di HUB produttivi. La deroga temporanea di alcune disposizioni del TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) dell'OMC potrebbe effettivamente consentire una più rapida condivisione delle conoscenze e il trasferimento di tecnologia per aumentare la capacità di produzione farmaceutica e possibilmente mobilitare ulteriori produttori, ma alcuni continueranno a sostenere che la deroga dissuaderebbe ulteriori investimenti produttivi e minerebbe lo sviluppo di farmaci e vaccini a lungo termine, compresi quelli per affrontare le varianti emergenti del COVID-19.

Diversa sarà la situazione con l’arrivo dei farmaci specifici anti SARS-COV2. Disegnati come i farmaci per l’HIV sembrano impedire l’aggravamento della situazione clinica. E poi, essendo farmaci chimici, possono essere facilmente prodotti dalle industrie di generici, a prezzi bassissimi, quindi accessibili per i Paesi a basso reddito che, se continuano coì le cose, non avranno mai vaccini disponibili, soprattutto ora che è chiaro che non basta una sola immunizzazione.

G. Sherita et al.

Approaching the COVID-19 Pandemic Response With a Health Equity Lens: A Framework for Academic Health Systems

Academic Medicine,

https://journals.lww.com/academicmedicine/Fulltext/2021/11000/Approaching_the_COVID_19_Pandemic_Response_With_a.18.aspx

CONTENUTO: Il lavoro raccomanda di affrontare la risposta alla pandemia COVID-19 nell’ottica di una maggior equità ed inclusione, con particolare riguardo alle comunità svantaggiate per quanto riguarda l’aspetto etnico e socio-economico.

COMMENTO: Questo lavoro, così come il precedente lavoro, ripropone l’importanza del coinvolgimento delle comunità locali, soprattutto di quelle più colpite, per la risposta alle pandemie. Che vanno, in termini di impatto, ben al di là degli impegni dei Paesi. La lente dell’equità è quella che ha guidato anche la risposta all’AIDS. Dove, ci abbiamo messo 10 anni, ma poi i farmaci sono arrivati anche nel Sud del Mondo. Proprio grazie all’attivismo delle comunità. E su questo l’Italia ha avuto un ruolo importante. Dapprima portando la conferenza mondiale sull’AIDS a Durban in Sud Africa, a Durban. Da lì, anche grazie a Mandela, è partita la battaglia per l’accesso Universale alle Cure. Cosa che, per il momento non sta accadendo per quanto riguarda il Covid. Soprattutto per i vaccini, che i Paesi ricchi del mondo hanno accaparrato (ed è il motivo per il quale stiamo tutti riaprendo) mentre il Sud del Mondo oggi vaccina solo l’1% della popolazione. Certo, per distribuire i vaccini, in sistemi sanitari al limite, il lavoro delle comunità locali sarà essenziale. Il modello AIDS potrebbe essere un esempio importante. E non solo per il COVID, ma anche per rispondere alle disuguaglianze che sussistono per tante altre patologie, incluse le terapie per le malattie croniche.

La figura e il ruolo del paziente, da quel momento, cambiano radicalmente: i pazienti diventano attivisti e attori delle nuove strategie. Le persone con l’HIV/AIDS, diventano collaboratori e colleghi di medici e ricercatori trasformando per sempre il ruolo passivo del paziente in un ruolo attivo, contribuendo a scrivere e riscrivere le policy internazionali su trattamento, prevenzione, accesso equo ai trattamenti e ai farmaci. Grazie al movimento anti AIDS, omosessuali, lesbiche, transessuali, lavoratori del sesso, i consumatori di sostanze stupefacenti per via endovenosa si son resi “visibili” e la loro voce comincia a farsi sentire.

Le azioni di advocacy condotte da sieropositivi, attivisti e società civile hanno portato i leader del mondo a rispondere alle richieste espresse a gran voce da questo incredibile movimento, che ha guidato grandi campagne per incrementare i finanziamenti, incrementare l’accesso alle cure per tutti, senza discriminazioni, lottare contro stigma e discriminazione e in difesa dei diritti umani. E’ proprio grazie al movimento di attivisti anti-AIDS che le regole sul dibattito sul costo dei farmaci essenziali cominciano a cambiare (e che oggi abbiamo una così vasta diffusione di farmaci antiretrovirali generici).

A questo punto, è importante un po' di storia:

Nel settembre 2000, la  WTO (World Trade Organization) invita i rappresentanti dei produttori di generici e i CEO delle sette maggiori case farmaceutiche a riunirsi con i leader dell'OMS e dell'UNAIDS per concordare un accordo sui prezzi differenziati dei farmaci brevettati per il trattamento dell'HIV, della tubercolosi e della malaria.  Nel corso dell'incontro alcuni produttori di generici annunciano la disponibilità di antiretrovirali generici di prima linea a 350 dollari per paziente all'anno (oggi circa 50 dollari) e i CEO delle case farmaceutiche la loro disponibilità a lanciare questa differenziazione dei prezzi. Nel frattempo il numero di persone al mondo che vivono con l’HIV ha raggiunto i 30 milioni.

L’anno 2000 vede l’adozione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals – MDGs), dei quali ben tre sono dedicati alla salute ed in particolare il sesto specificamente dedicato a combattere AIDS, Malaria e Tubercolosi.

Nel 2001 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva una storica Dichiarazione di Impegni nella quale i Capi di Stato e i rappresentanti degli oltre 170 Governi presenti all’Assemblea, si impegnano a dare una risposta globale ad una crisi che è diventata globale, ed in particolare arrestare la trasmissione da madre a bambino, fornire trattamento e cura per tutte le persone infette e a intensificare gli sforzi per la ricerca di un vaccino[i]. Tutto questo porta alla creazione di importanti meccanismi finanziari di lotta all’AIDS e ad altre pandemie, quali il Global Fund to fight AIDS, Tubercolosis and Malaria (GFATM) nel 2002 (fortemente supportato anche dall’Italia durante il G8 di Genova) e l’US President Emergency Plan for AIDS Response (PEPFAR), che diventano una formidabile leva per mobilizzare importanti finanziamenti per la lotta all’AIDS (si passerà così dai poco più di 6 miliardi di dollari nel 1990, a oltre 36 miliardi di dollari negli anni 2013-14, con una crescita annua dei finanziamenti, che diventa imponente proprio a partire dall’anno 2000).

Insomma, un esempio che andrà seguito, anche ora che il G20 italiano ha concordato su un accesso universale a vaccini e terapie per COVID19.

OA. Adejumo.

Recalling the universal health coverage vision and equity in the COVID-19 vaccine distribution plan

The Pan African Medical Journal , https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8464202/pdf/PAMJ-39-197.pdf

CONTENUTO: L’articolo pubblicato si focalizza sull’importanza di una gestione equa della distribuzione dei vaccini per SARS-CoV-2 in particolare nei paesi in via di sviluppo.

COMMENTO: Per commentare questo articolo, riprendo qui alcuni suggerimenti emersi durante i lavori del T20  ai quali ho partecipato. Il G20 è un percorso parallelo al G20 ideato per fornire al G20 una serie di “policy recommendations” delle quali riassumo una parte:

La pandemia di COVID-19 ha avuto un tremendo impatto sulla salute globale, la sicurezza e la crescita economica, esacerbando le disuguaglianze ed esercitando una pressione senza precedenti sui sistemi sanitari e sui governi di tutto il mondo.Il pedaggio sanitario effettivo della pandemia sarà molto più grande man mano che svilupperemo un conteggio più preciso dell'eccesso di mortalità per una serie di altre cause che sono state esacerbate durante anni di accesso limitato all'assistenza sanitaria per miliardi di persone in tutto il mondo; le conseguenze sanitarie della recessione economica continueranno a farsi sentire nei prossimi anni ben oltre la crisi attuale. I dati emergenti mostrano già flessioni globali nell'aspettativa di vita in molti paesi di tutto il mondo, invertendo tendenze di miglioramento durate decenni.

Cosa andrebbe quindi fatto:

- Sviluppare politiche sanitarie nazionali attraverso un modello equilibrato che incorpori approcci centrati sull'ospedale e decentralizzati, basati sul territorio, garantendo protocolli di routine per la diagnosi e il trattamento delle malattie croniche e di altre malattie durante una pandemia;

- Integrare l'approccio One Health in tutti i piani di prevenzione e preparazione a livello nazionale e internazionale e di preparazione e istituzionalizzarla attraverso una struttura di governance specifica

- Promuovere un accesso equo e la produzione locale di diagnostici, terapie e vaccini per affrontare COVID-19 a livello globale, specialmente attraverso una maggiore capacità di pianificazione e produzione a livello regionale nei paesi meno sviluppati e in particolare in Africa;

- Integrare un accesso equo ai vaccini, alle terapie e alla diagnostica con obiettivi sanitari a lungo termine attraverso: sviluppo e trasferimento di tecnologia con distribuzione e produzione a lungo termine e una maggiore capacità di utilizzare gli strumenti politici esistenti e le flessibilità TRIPS (in particolare licenze, accordi di proprietà intellettuale, controllo dei prezzi, uso di accordi pubblici, non profit o pubblico-privati nella ricerca e sviluppo).

- Stabilire un nuovo rapporto indipendente e guidato da scienziati sugli agenti patogeni e altre minacce emergenti per la salute, che incentivi fortemente gli scienziati a condividere le informazioni;

- Incoraggiare la segnalazione di tutti i dati sulle emergenze sanitarie all'OMS in modo standardizzato e disaggregato anche per età e sesso, poiché i dati sanitari di alta qualità sono essenziali per risposte efficaci ed eque;

- Creare un Osservatorio sull'equità sanitaria globale che includa dati sull'ineguaglianza sanitaria all'interno dei paesi e tra i paesi, così come sui fattori alla base della disuguaglianza;

- Valutare l'impatto di genere delle politiche attraverso la produzione di dati di genere e affrontare le disuguaglianze nei sistemi sanitari e nella progettazione delle politiche;

- Costruire e sostenere la leadership regionale per la progettazione e il lancio di azioni coordinate nel settore sanitario che siano basate sui bisogni regionali;

- Mantenere aperte le scuole con adeguate misure di mitigazione, poiché l'interruzione dell'istruzione esacerba le disuguaglianze socio-economiche e di genere all'interno e tra i paesi e ha un impatto a lungo termine sulla salute mentale e sul benessere dei giovani;

- Promuovere programmi di educazione sanitaria per le scuole e campagne di informazione pubblica, campagne volte a migliorare il livello di alfabetizzazione sanitaria della popolazione;

- Creare un quadro normativo coerente a livello globale per i viaggi internazionali che stabilisca standard comuni che includano l'interoperabilità e il riconoscimento reciproco delle applicazioni digitali, i requisiti dei test, il riconoscimento dello stato di vaccinazione, e delle esenzioni, poichè la mobilità internazionale è fondamentale per la ripresa economica e sociale.

LO Gostin et al.

An International Agreement on Pandemic Prevention and Preparedness

JAMA, https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2784418?alert=article

CONTENUTO: L’articolo, partendo dall’esperienza della pandemia da COVID-19, promuove alcuni stimoli per implementare una risposta globale e condivisa per prevenire e combattere eventuali nuove pandemie.

COMMENTO: La pandemia COVID-19 ha trovato il mondo drammaticamente impreparato a rispondere in modo coordinato. E’ chiaro che c’è un bisogno di agire in modo coordinato non solo per rispondere alla pandemia in corso, ma anche per essere meglio posizionati per rispondere alle possibili future minacce sanitarie. Infine, COVID-19 ha fatto emergere drammaticamente come la spesa per la salute dovrebbe essere considerata un investimento piuttosto che un costo, e dovrebbe essere integrata con i programmi per combattere le attuali e future malattie infettive e rafforzare i sistemi sanitari nel mondo.  Inoltre, l'impegno coordinato tra il mondo sanitario e quello finanziario è stato insufficiente, lasciandoci mal preparati ad affrontare una risposta efficace alla pandemia.Il G20 a Presidenza italiana ha effettivamente fatto circolare a tutti i membri del G20, integrati con altri Paesi ad economia avanzata, una proposta di istituire un Global Finance and Health Board , costruita attraverso un lavoro congiunto tra Presidenza del Consiglio, Ministero delle Finanze e Ministero della Salute. La proposta ha lo scopo di creare un nuovo meccanismo che coordini gli aspetti di salute globale e le politiche finanziarie. Con l’obiettivo di sostenere la prevenzione e la risposta alla pandemia in corso, e alle possibili pandemie future. Senza dimenticare le enormi disuguaglianze che si sono verificate nel mondo rispetto alle forniture di vaccini per i Paesi a basso reddito. Nella proposta italiana è chiaro che qualsiasi soluzione proposta deve avere un OMS al centro, rinforzato e rinnovato. Infine, nella proposta italiana è evidente la necessità di concentrarsi sul concetto di One Health, cioè sull'interdipendenza della salute umana, animale e ambientale, per raggiungere l'obiettivo di prevenire e di rafforzare la preparazione a futuri rischi sanitari pandemici.

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