Nabity SA et al.

Sociodemographic Characteristics, Comorbidities, and Mortality Among Persons Diagnosed With Tuberculosis and COVID-19 in Close Succession in California, 2020

JAMA, https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2786803?resultClick=1

CONTENUTO : Studio di tipo cross-sectional comparante le catratteristiche clinche e socio-demografiche tra tre gruppi di pazienti reclutati tra settembre 2019 e dicembre 2020: i) individui che hanno contratto solo COVID-19 (3.4 milioni), ii) individui che hanno contratto la tubercoosi prima della pandemia (6280) e iii) individui diagnosticati di TB e COVID-19 a distanza di massimo 120 giorni l’uno dall’altra (91). In questa popolazione, i soggetti diagnosticati di TB erano più probabilmente appartenenti a minoranze etniche o a classi sociali più basse, mentre il gruppo TB-COVID sembra essere associato ad una mortalità raddoppiata rispetto al gruppo “solo TB” e 20 volte più alta rispetto al gruppo “solo COVID”.

COMMENTO: In questo studio cross-sectional vengono comparati 91 casi di pazienti che hanno avuto una diagnosi di COVID-19 entro 120 giorni da una diagnosi di TB (gruppo TB/COVID) versus 6.280 casi di TB prima della pandemia (gruppo TB) e 3.402.713 casi di COVID nell’arco del 2020 (gruppo COVID). Il gruppo TB/COVID aveva età mediana di 58 anni, era costituito in prevalenza da maschi (57%) e nell’89% dei casi da soggetti nati extra USA, in prevalenza ispanici e latini (60.4%) e solo il 44% di etnia bianca. In questo gruppo la mortalità, aggiustata per età, era più che raddoppiata rispetto al gruppo TB e 20 volte più elevata rispetto al gruppo COVID. Questi dati documentano in modo impressionante come la TB rappresenti un fattore prognostico sfavorevole di mortalità per COVID-19, specie nei maschi appartenenti a minoranze etniche e a classi sociali svantaggiate.

Priscilla KBA et al.

Duration of SARS-CoV-2 Natural Immunity and Protection against the Delta Variant: A Retrospective Cohort Study

CID,

https://academic.oup.com/cid/advance-article/doi/10.1093/cid/ciab999/6448857?searchresult=1

CONTENUTO : Studio retrospettivo analizzante i dati di una coorte di 325.157 pazienti sottoposti a test molecolare per SARS-CoV tra il 9 marzo e il 31 dicembre 2020. Di questi, il 15.5% è risultato positivo e, tra i positivi, lo 0.08% si è reinfettato, versus lo 0.5% dei negativi. Tale dato corrisponde ad una protezione, data dall’immunità naturale nei confronti della contagiosa variante Delta, dell’85% fino a 13 mesi.

COMMENTO: L’end point primario di questo studio di coorte retrospettivo era il tasso di protezione conferito da una precedente infezione nei confronti della variante Delta. In particolare, sono interessanti i risultati di una analisi di efficacia a lungo termine condotta su oltre 150.000 soggetti, di cui il 7.3% era risultato positivo al test PCR effettuato prima del 30 agosto 2020. Tali soggetti sono stati ritestati il 9 settembre 2021, pertanto dopo il 1° luglio 2021, quando la variante Delta è divenuta dominante. Di questi, solo lo 0.7% dei soggetti inizialmente positivi sono risultati positivi (e quindi reinfetti) versus il 5.1% dei soggetti inizialmente negativi. Pertanto la precedente infezione con altra variante presentava un tasso di protezione dell’85.7% fino a 13 mesi versus la reinfezione con variante Delta. Il dato è interessante poiché documenta un tasso di protezione dell’infezione naturale molto elevato, anche superiore a quello conferito da un ciclo di vaccinazione completo, come documentato in altri studi.

Janssen NAF et al

Multinational Observational Cohort Study of COVID-19–Associated Pulmonary Aspergillosis

Emerging Infectious Diseases, https://wwwnc.cdc.gov/eid/article/27/11/21-1174_article

CONTENUTO : Incidenza di aspergillosi polmonare in 823 pazienti con COVID-19 (alcuni con diagnosi presuntiva di COVID-19) ricoverati in rianimazione nei Paesi Bassi: 10-15% , in linea con studi precedenti, con diagnosi dopo 6 giorni mediani di degenza in rianimazione. Va osservato che le diagnosi di certezza di CAPA sono solo 6 delle 42 totali considerate ai fini del calcolo dell’incidenza.

COMMENTO: L’infezione fungina da Aspergillus viene riportata più frequente di quanto ci si aspetti se ricercata in maniera puntuale con i corretti approcci diagnostici. Trattasi comunque di uno studio osservazionale in una specifica area geografica.

Achan J et al

Current malaria infection, previous malaria exposure, and clinical profiles and outcomes of COVID-19 in a setting of high malaria transmission: an exploratory cohort study in Uganda

The Lancet Microbe, https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S2666-5247%2821%2900240-8

CONTENUTO : Studio prospettico esplorativo di coorte condotto in 8 centri in Uganda con l’obiettivo di valutare la prevalenza di malaria tra i pazienti ricoverati per COVID-19 e di descrivere le caratteristiche cliniche dei pazienti con co-infezione da SARS-CoV-2 e P. falciparum in un setting ad alta prevalenza di malaria. Su 600 persone con diagnosi di COVID-19 confermata dalla PCR per SARS-CoV-2, la prevalenza della co-infezione da malaria è risultata essere complessivamente del 12%, con prevalenze più alte nei gruppi di età 0-20 anni (22%) e >60 anni (20%). I pazienti con co-infezione SARS-CoV-2 e Pfalciparum presentano più spesso sintomi quali vomito e confusione mentale, tuttavia la co-infezione non sembra influenzare l’outcome clinico. Inoltre, confrontando i pazienti con precedente alta esposizione a P falciparum con quelli a bassa esposizione (determinata dalla risposta sierologia ad uno specifico pannello antigenico), quelli con bassa precedente esposizione presentavano una frequenza aumentata di COVID-19 grave o critica. Tuttavia alla regressione logistica multivariata l’unico fattore significativamente correlato ad outcome clinico sfavorevole è risultato essere l’età >60 anni.

COMMENTO: AIDS, Tubercolosi, Malaria sono considerati i tre big killers del’Africa. Questo studio di coorte condotto in Uganda cerca di chiarire l’impatto della malaria da P. falciparum (la più grave) nei pazienti COVID-19 ricoverati. Interessante notare che la percentuale della prevalenza della malaria è più elevata (20%) nei piu giovani o in quelli più anziani (>60 anni). Anche i sintomi come vomito e confusione mentale sono più presenti nei pazienti COVID-19 più malaria. Anche se la malaria non influenza la prognosi, resta da chiarire perche i soggetti a bassa esposizione a P.falciparum presentino forme più gravi di COVID-19.

Prattes J et al

Diagnosis and treatment of COVID-19 associated pulmonary apergillosis in critically ill patients: results from a European confederation of medical mycology registry

Intensive Care Medicine, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8284037/

CONTENUTO : Studio di coorte multicentrico condotto in 9 Paesi raccogliendo 592 casi di infezione polmonare fungina da Aspergillus sovrapposta a polmonite da COVID-19 al fine di analizzare in particolare i criteri diagnostici di questa entità, complessa da definire per la difficoltà di ottenere campioni microbiologici affidabili.

COMMENTO: una confederazione Europea di microbiologi sottolinea la frequanza e la pericolosità dell’insorgenza di infezioni fungine da Aspergillus nei pazienti affetti da polmonite da COVID-19. Uno degli elementi cruciali rimane l’adeguatezza dei campioni microbiologici ottenuti dai pazienti  critici per una corretta diagnosi.

Zhu N et al

Changing patterns of bloodstream infections in the community and acute care across two COVID-19 epidemic waves: a retrospective analysis using data linkage

Clinical Infectious Diseases, https://academic.oup.com/cid/advance-article/doi/10.1093/cid/ciab869/6378783

CONTENUTO : Studio epidemiologico monocentrico sulle infezioni del torrente ematico (BSI) comunitarie e nosocomiali in pazienti con e senza COVID-19 durante due ondate epidemiche (gennaio 2020-febbraio 2021).Nei pazienti con BSI comunitaria, la prevalenza di BSI da E. coli durante le due ondate pandemiche si è mantenuta più bassa rispetto ai livelli pre-pandemia, raggiungendo comunque un picco a maggio 2020 dopo l’allentamento del lockdown, a differenza di quanto accadeva in epoca pre-pandemica quando il picco di BSI da E. coli si raggiungeva nel mese di agosto.Il tasso di BSI nosocomiali ha mostrato un incremento sia durante la prima (132 per 100,000 giorni-paziente) che la seconda ondata pandemica (190 per 100,000 giorni-paziente) in confronto al tasso registrato durante la pandemia (100 per 100,000 giorni-paziente). Inoltre i pazienti con BSI nosocomiale, sia affetti che non affetti da COVID-19, hanno mostrato un tasso di mortalità del 26,7%, più alto rispetto a quanto riportato in letteratura pre-pandemia. I fattori che hanno influenzato i diversi patterns di BSI comunitarie e nosocomiali durante la pandemia sono molteplici e complessi.

COMMENTO: Si tratta di uno studio che ha riguardato oltre 34.000 emocolture sia effettuate in comunità che in ospedale. Sarà importante, quando la pandemia sarà passata, osservare le caratteristiche delle infezioni (comprese le sepsi) e il pattern di resistenza degli agenti causali alla luce dell’inevitabile impiego “allargato” che si è fatto degli antibiotici nel corso della pandemia.

Mina Fazel et al.

Willingness of children and adolescents to have a COVID-19 vaccination: Results of a large whole schools survey in England

EClinicalMedicine,

https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S2589-5370%2821%2900424-7

CONTENUTO: In questi studio condotto in Inghilterra è stato svolto un sondaggio su 27.910 studenti di età compresa tra i 9 e i 18 anni riguardante gli atteggiamenti nei confronti della vaccinazione COVID-19. E’ emerso che il 50% degli intervistati erano a favore della vaccinazione, il 37% erano indecisi e il 13% erano contrari.

Fra gli studenti più grandi (17 anni) la percentuale di favorevoli alla vaccinazione era maggiore (77.8%) rispetto ai più piccoli (9 anni) che si attestava intorno al 35.7%. Gli studenti contrari o indecisi provenivano più frequentemente da contesti socioeconomici fragili, trascorrono più tempo sui social media, sentono di non appartenere alla loro comunità scolastica e avevano bassi livelli di ansia e depressione.

COMMENTO: Studio interessante che fotografa uno spaccato di realtà pediatrica inglese che nella nostra esperienza, nella fattispecie, si può considerare rappresentativo anche della realtà italiana. Gli adolescenti sono più favorevoli alla vaccinazione rispetto ai bambini e questa percentuale si ha l’impressione che si incrementi con l’età in rapporto ad una crescente pressante necessità di vaccinarsi per poter tornare al più presto alla normalità. Anche una minore percentuale di favorevoli nella tarda infanzia è attesa in rapporto alla normale difficoltà di acquisire e soprattutto esprimere in autonomia un consenso anche solo informale a una procedura sanitaria. Atteso, ma per questo non meno importante, l’ulteriore constatazione che contesti socioeconomici fragili, che spesso si combinano con abuso dei social media e ridotti livelli di educazione civica, qui espressi dal ridotto senso di appartenenza, rischino più di altri di cadere vittime di una informazione distorta che sembra avere canali di diffusione in rete più fruibili e incisivi rispetto a quelli di istituzioni e organizzazioni troppo lente ad adattarsi alle regole del ‘villaggio globale’. Di interesse invece il dato di come questa condizione induca meno ansia e depressione che sappiamo in aalarmante crescita nel bambino e soprattutto nell’adolescente. Le autorità sanitarie non dovrebbero assolutamente sottovalutare questo aspetto che sembra emergere come associato, e in parte anche conseguenza, della sospensione di attività scolastiche in presenza.

Lyndsey D. Cole, MD

IVIG Compared to IVIG Plus Infliximab in Multisystem

Inflammatory Syndrome in Children

Pediatrics, https://pediatrics.aappublications.org/content/pediatrics/early/2021/09/20/peds.2021-052702.full.pdf

CONTENUTO: Studio retrospettivo di coorte condotto in Colorado (USA) in cui sono stati arruolati 72 bambini affetti da MIS-C ; è stata valutata l’efficacia, in termini di necessità di terapia aggiuntiva dopo 24 ore dall’inizio del trattamento, della terapia con immunoglobuline endovenose (IVIG) + infliximab rispetto alla terapia con le sole IVIG. I risultati hanno mostrato che i pazienti trattati con IVIG + infliximab hanno richiesto meno frequentemente terapie aggiuntive rispetto alle sole IVIG ; inoltre si è evidenziata una riduzione della durata del ricovero in terapia intensiva, diminuzione dello sviluppo di disfunzione ventricolare sinistra e più rapida normalizzazione dellaProteina C Reattiva.

COMMENTO: La maggior parte dei bambini con infezione da coronavirus 2019 (COVID-19) sono asintomatici o presentano una malattia lieve. Solo il 5% circa sviluppa una malattia grave o critica. La rapida identificazione e un precoce trattamento sono essenziali per contenere il tasso di mortalità (1%) dei bambini criticamente malati con segni e sintomi di insufficienza respiratoria, shock settico e/o altre alterazioni d’organo riconducibili e alla sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini (MIS-C). In merito al trattamento, che può avvalersi del ricovero in unità di terapia intensiva con stretto monitoraggio clinico-strumentale (100%), dell'infusione endovenosa di immunoglobuline (82%), della somministrazione di corticosteroidi (59,32% ), e dell'utilizzo di agenti biologici (quali l’infliximab) e anticoagulanti, ancora non è stabilito quale sia la combinazione apropiata maggiormente efficace tra questi interventi soprattutto farmacologici. Il lavoro qui considerato, pur con i limiti di uno studio di coorte retrospettivo, rappresenta un contributo rilevante che, non solo rivela la superiorità della combinazione tra immunoglobuline endovena e infliximab rispetto alle sole immunoglobuline endovena, ma sottolinea ancora una volta la necessità di un’avvio precoce del trattamento farmacologico della MIS-C anche per ridurre il carico terapeutico con i relativi costi indotti e, almeno in questo setting, anche dei danni cardiaci indotti che a lungo termine ancora non sono stati ben determinati.

A.Tagarro et al.

Dynamics of RT-PCR and Serologic Test Results in Children with SARS-CoV-2 Infection

The Journal of Pediatrics,

https://reader.elsevier.com/reader/sd/pii/S0022347621009057?token=D9CBEE7E088319CF8B425DBFB80C2C587BB85A25B4B78E32992A4B828BDECE25EC9374F33FB4C90B11CD770B5E528A8D&originRegion=eu-west-1&originCreation=20210930133648

CONTENUTO: Studio multicentrico osservazionale condotto in Spagna su 324 bambini con l’obiettivo di determinare i tempi di negativizzazione del tampone nasofaringeo dopo il primo test molecolare positivo, i fattori associati con i tempi prolungati di negativizzazione, la sieroconversione nei bambini e i fattori associati ad un mancato ottenimento della stessa. La mediana di giorni dal primo tampone positivo alla negativizzazione era pari a 17 giorni, il 35% dei bambini rimanevano positivi dopo >4 settimane. Fattori come il sesso, il grado di severità dell’infezione, la terapia immunosoppressiva o il fenotipo clinico non influenzavano la probabilità di negativizzazione tardiva. Inoltre, il 24% dei bambini non sono andati incontro a sieroconversione. I fattori che invece sono emersi come favorenti la sieroconversione erano l’ospedalizzazione, la persistenza di test molecolare positivo e la durata della febbre.

COMMENTO: Dati sulla dinamica di riduzione della carica virale respiratoria e sulla risposta anticorpale nei bambini infetti da SARS-CoV-2 sono limitati. Lo studio in esame appare uno dei più solidi e rileva come oltre un tezo dei casi positivi al tampone molecolare resta tale oltre le 4 settimane. Rispetto all’adulto comunque il tempo di negativizzazione risulta essere più breve e aumentare con l’età.A dell’adulto che sieroconverte nel 100% dei casi, un quarto dei casi pediatrici non sieroconverte anche dopo infezione sintomatica, ma occorre prudenza nel interpretare questo dato che comunque gli Autori discutono in rapporto alla sensibilità e specificità dei test ELISA utilizzati. Questo lavoro ripropone anche in età pediatrica il tema di come interpretare la positività del tampone molecolare su un campione nasofaringeo e deve indurre le autorità sanitarie ha considerare con attenzione i dati ottenuti attraverso questa metodica.

David A. Siegel et al.

Morbidity and Mortality Weekly Report

Trends in COVID-19 Cases, Emergency Department Visits, and Hospital Admissions Among Children and Adolescents Aged 0–17 Years — United States, August 2020–August 2021

Morbidity and Mortality Weekly Report,

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8437056/pdf/mm7036e1.pdf

CONTENUTO: Studio condotto da Agosto 2020 ad Agosto 2021 in cui sono stati analizzati i trend dei nuovi casi di COVID19, gli accessi in PS per COVID19 e ricoveri ospedalieri per COVID19 nei bambini (0-17 anni) negli USA. Da Luglio 2021, quando la variante Delta è diventa la predominante, si è osservato un aumento dei casi, degli accessi in PS e dei ricoveri per COVID19. L’aumento maggiore dei ricoveri e degli accessi in PS per COVID19 nelle ultime due settimane di Agosto 2021 si è registrato negli Stati con ridotta percentuale di copertura vaccinale della popolazione.

COMMENTO: E’ ormai appurato che al trascorrere del tempo in rapporto l’avvento di nuove varianti, e il corrispondente incremento dell’R0, a cui la popolazione pediatrica è esposta in massima parte come popolazione non vaccinata (0-12 anni), l’incidenza dell’infezione è aumentata, in particolare nella fascia 0-9 anni, con l’incremento di quadri clinici che necessitano di assistenza anche intensiva. Si conferma dunque come in questa fase pandemica l’età pediatrica sia da monitorare con grande attenzione a seguito del nuovo scenario epidemiologico che si avvantaggerà dell’estensione della vaccinazione nella fascia 12-17 anni e dell’avvio anche per la fascia 6-12 anni. Queste considerazioni sono di particolare importanza per il pediatra a cui i genitori si rivolgono per valutare il rapporto costo beneficio della vaccinazione del minore.

Wang, Ji-Gan et al.

Computed tomography features of COVID-19 in children: A systematic review and meta-analysis.

Medicine (Baltimore),

https://journals.lww.com/md-journal/Fulltext/2021/09240/Computed_tomography_features_of_COVID_19_in.1.aspx

CONTENUTO: Revisione della letteratura degli studi pubblicati riguardanti le caratteristiche TC torace dei bambini affetti da COVID19. In totale sono stati analizzati i dati di circa 1700 bambini pubblicati in 37 studi.

La metanalisi effettuata permette di concludere che le immagini TC torace dei bambini affetti da COVID19 sono frequentemente normali o con lievi alterazioni. Le lesioni polmonari, quando presenti, interessano entrambi i polmoni o multipli lobi e i reperti più frequentemente osservati sono alterazioni a vetro smerigliato, consolidamenti, noduli e soffusione pleurica.

COMMENTI: Nonostante l’insorgenza recente della pandemia, il numero di paper publicati è tale da consentire già pubblicazioni frutto di metanalisi. Il lavoro è la conferma dell’importanza della TC torace nel minore con COVID-19 e fornisce un panorama quanto mai completo delle alterazioni polmonarei rilevabili nel bambino.

M. Etti et al.

Global research priorities for COVID-19 in maternal, reproductive and child health

Plos One, https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0257516

CONTENUTO: Il lavoro mira a individuare i temi di ricerca prioritari relativi all’ambito della salute materno-infantie nel particolare contesto della pandemia da COVID-19 e dei suoi effetti in questo ambito, tramite una survey effettuata intervistando studiosi provenienti da diversi Paesi del mondo.

COMMENTO: questo articolo affronta un argomento per il quale c’è tantissima incertezza. Gli effetti del COVID in gravidanza, sul bambino (anche quelli appena nati, ma non solo). La realtà è che i dati disponibili son pochi. Quindi, invece di raccogliere qua e là informazioni talvolta discordanti, gli autori hanno pensato di mettere su una rete di esperti di 29 Paesi, per definire le priorità di ricerca nel settore. Uno sforzo importante, con risultati che dovranno orientare per qualsiasi organizzazione di ricerca, inclusa Horizon Europe, che ha molto investito sulla ricerac COVID, senza però finanziare ancora progetti in questo settore.

ShengLi Xia et al

Safety and immunogenicity of an inactivated COVID-19 vaccine, BBIBP-CorV, in people younger than 18 years: a randomised, double-blind, controlled, phase 1/2 trial

The Lancet, https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S0140-6736%2821%2901908-5https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S0140-6736%2821%2901908-5

CONTENUTO: Trial randomizzato in doppio cieco controllato di fase 1/2 condotto in Cina sull’efficacia e sicurezza del vaccino inattivato BBIBP-Corv. Sono stati arruolati 288 bambini sani nella fase 1 e 720 nella fase 2, stratificati in base all'età (3-5, 6-12 o 13-17 anni). L’outcome principale è la sicurezza, l’outcome secondario è il titolo dell’anticorpo neutralizzante GMT.  La reazione avversa locale più comune era dolore del sito di iniezione, la reazione avversa sistematica più comune la febbre. Lo studio conclude che il vaccino inattivato COVID-19 BBIBP-Corv è sicuro e ben tollerato a tutti i livelli di dose testati nei partecipanti di età compresa tra 3 e 17 anni. La risposta umorale contro Sars-CoV2 è stata suscitata dopo la prima inoculazione di vaccino e la sieroconversione è avvvenuta in tutti i partecipanti entro il giorno 56 (28 giorni dopo la seconda dose).

COMMENTO: Nell’ambito del tema generale della vaccinazione nei confronti di SARS-CoV-2, l’opportunità di includere i minori resta oggetto di particolare discussione. In questa popolazione, la valutazione del rischio-beneficio non appare immediatamente a favore della seconda come accade invece per popolazione adulta, in cui rischio di contrarre l’infezione risulta superare quello della vaccinazione. Contestualmente, l’opportunità di ridurre i tassi di diffusione del virus tra i minori può apparire come un risultato non secondario nella lotta alla pandemia. Il lavoro scientificamente ben condotto di Xia e colleghi contribuisce in parte a definire il rischio e l’efficacia del vaccino per tre fasce di età in ambito pediatrico. Il vaccino utilizzato è un vaccino a virus inattivato, tecnologia simile a quelli comunemente in utilizzo per la vaccinazione in Italia nei confronti di morbillo, parotite e rosolia e differente rispetto ai vaccini per Sars-CoV-2 utilizzati in Italia. Dallo studio di fase I/II il profilo di sicurezza appare accettabile, descrivendo come reazioni più frequenti il dolore e la febbre. Da notare che tale associazione non è risultata statisticamente significativa nel gruppo 3-5 anni, suggerendo una maggior sicurezza in questo range di età.  Anche l’efficacia del vaccino è risultata estremamente promettente. La sieroconversione è stata efficace nel 100% dei paziente entro 58 giorni dalla prima somministrazione. Questo studio fornisce informazioni preziose per la valutazione rischio-beneficio della vaccinazione in età pediatrica anche se, come concludono gli stessi autori, bisognerà accertare con studi di fase III l’efficacia clinica del farmaco. In particolare, sara opportuno valutare l’efficacia nella prevenzione delle infezioni e nella riduzione del tasso di trasmissione del virus per poter fornire solide raccomandazioni per la vaccinazione in ambito pediatrico.

Bernadette C Young et al.

Daily testing for contacts of individuals with SARS-CoV-2 infection and attendance and SARS-CoV-2 transmission in English secondary schools and colleges: an open-label, cluster-randomised trial

The Lancet, https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)01908-5

CONTENUTO: Trial clinico open-label randomizzato a cluster controllato condotto nelle scuole secondarie e negli istituti di istruzione superiore in Inghilterra. Le scuole sono state assegnate in modo casuale (1:1): un gruppo prevedeva l'auto-isolamento degli studenti in seguito a contatto scolastico di COVID-19 per 10 giorni (controllo), l’altro prevedeva l’esecuzione di test antigenici rapidi per 7 giorni, frequentando la scuola in caso di test negativo (intervento). Gli outcomes principali erano l’assenza da scuola dovuta al COVID e l’infezione da Sars-CoV2 confermata con test PCR.  Il test rapido quotidiano degli studenti che hanno avuto un contatto a scuola è risultato essere non inferiore all’autoisolamento per il controllo della trasmissione del COVID-19, con tassi simili di infezioni sintomatiche tra gli studenti e il personale in entrambi i gruppi.

COMMENTO: Le politiche scolastiche, in tempo di pandemia, sono state tema di discussione accesa che purtroppo fondavano su base scientifiche troppo labili. Con questo studio, su una casistica di scuole davvero considerevole, Young e colleghi hanno cercato di definire in maniera scientificamente rigorosa l’impatto di due diverse strategie di isolamento dei contatti di Sars-CoV-2 sul tasso di trasmissione del virus. Più di 150 scuole hanno partecipato attivamente dimostrando che la quotidiana esecuzione del test rapido è risultata sovrapponibile alla quarantena di 10 giorni nel controllo delle infezioni. In modo inaspettato, questa prima modalità non si è tradotta in una minore assenza da scuola, contrariamente a quando inizialmente atteso. Tale dato risente dei numerosi bias che inevitabilmente uno studio real-word come questo porta con sé, tuttavia, come gli stessi autori commentano, il quotidiano controllo con test rapido sembra offrire maggiori possibilità di frequentare la comunità scolastica rispetto alla quarantena di default. Certamente, nella decisione della politica scolastica da adottare, non si può prescindere dalla cultura del paese in cui questa è applicata, pertanto l’effettiva applicazione di tale soluzione in altri contesti potrebbe trovare più difficoltà rispetto al Regno Unito. Senz’altro lo studio è da plaudire per il tentativo di valutare metodi alternativi per favorire la partecipazione alla comunità scolastica, la cui importanza, soprattutto per la salute mentale della fascia adolescenziale, è emersa in maniera inequivocabile durante la pandemia.

Ankita G Sharma et al

Predictors of mortality in children admitted with SARS-CoV-2 infection in tertiary care hospital in North India

Journal of Paediatrics and Child Health, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/jpc.15737

CONTENUTO : Studio retrospettivo osservazionale condotto in un ospedale a New Delhi su 255 bambini con infezione da Sars-CoV2 con l’obiettivo di analizzare le caratteristiche cliniche, laboratoristiche e radiologiche dei pazienti in funzione  dell’outcome (decesso o dimissione) e identificare i predittori di mortalità. Dall’analisi dei dati è emerso che la presenza di ipossia al momento del ricovero, il coinvolgimento di 3 o più organi, la presenza di insufficienza renale acuta, la piastrinopenia e elevati valori di proteina C reattiva sono fattori predittori di mortalità nei bambini di questa coorte.

COMMENTO :Come è noto, l’infezione dal Sars-CoV-2 nei pazienti pediatrici è mediamente meno grave e mortale rispetto agli adulti. Tuttavia, esiste un certo numero di bambini che presenta manifestazioni cliniche gravi e talvolta mortali come riportato in questo studio di Shrma e colleghi. I tassi di complicazioni severe e di morte riportate dipingono tuttavia un quadro che sembra più preoccupante rispetto ai primi dati pubblicati sul New England Journal of Medicine dal gruppo di studio cinese. Tuttavia, analizzando nel dettaglio i pazienti in studio appare che più della metà dei bambini presentava malattie pregresse, tra cui spicca la tubercolosi e neoplasie ematologiche, giustificando un tasso tanto alto di decessi. Per di più, considerando che la morte avveniva mediamente entro tre giorni dal ricovero, sembra ipotizzabile che l’accesso alla struttura sanitaria avvenisse in ritardo rispetto alla prima manifestazione dei sintomi. È quindi da valutare, se tali pazienti avessero ricevuto un adeguato supporto medico prima di presentarsi in ospedale. Inoltre, sarebbe da appurare se i fattori prognostici negativi associati a mortalità avessero una relazione anche con la patologia sottostante piuttosto che unicamente con l’infezione da Sars-CoV-2, oltre che con i livelli dei servizi socio-sanitari disponibili in quella realtà. Con queste premesse, il lavoro sicuramente fornisce informazioni importanti sulle infezioni in età pediatria, che non sono da sottovalutare. Da un lato la presenza di patologie sottostanti deve mettere particolarmente in guardia nei confronti di una eventuale infezione da Sars-CoV-2 sottolineando nuovamente il ruolo cruciale della vaccinazione. Al contempo, emerge tra le righe la necessità di una sorveglianza territoriale dei casi di bambini infetti in modo da prevenire in anticipo le gravi complicanze dell’infezione ed indirizzare a cure intensive nel minor tempo possibile. Per ultimo, mi permetto di sottolineare che i pazienti senza comorbidità dovrebbero essere piuttosto considerati senza ‘apparenti’ comorbidità, in quanto recenti studi hanno dimostrato come bambini senza patologie sottostanti che manifestavano un quadro grave da  Sars-CoV-2 presentassero in realtà un deficit del sistema immunitario prima non noto.

Matt Hawrilenko et al

The Association Between School Closures and Child Mental Health During COVID-19

JAMA Netw Open, https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2783714

CONTENUTO : Studio trasversale condotto negli USA mediante questionario sottoposto a circa 2000 adulti con almeno un figlio, con l’obiettivo di analizzare gli effetti delle chiusure scolastiche sulla salute mentale dei bambini. I risultati di questo studio suggeriscono che gli adolescenti, gli afro-americani e ispanici, i bambini provenienti da famiglie a basso reddito e la frequenza scolastica da remoto sono i fattori associati a maggior rischio di compromissione della salute mentale.

COMMENTO : Gli effetti delle chiusure delle scuole sulla salute mentale dei bambini sono stati oggetto di preoccupazione e di studio nei mesi della pandemia. La chiusura forzata delle scuole, pur nella drammaticità della situazione che ci siamo trovati a vivere, ha offerto la possibilità di studi senza precedenti, dall’inestimabile valore scientifico. Howrilenko e colleghi hanno condotto un sondaggio tra gli americani per cercare di appurare la situazione di accesso alla comunità scolastica in presenza e per tentare di comprenderne i fattori favorenti e gli effetti sui bambini. Il dato che è emerso mostra una grave disparità nelle varie classi sociali americane, con maggior svantaggio degli adolescenti, degli afro-americani ed ispanici e delle famiglie a basso reddito. Sul tema della compromissione della salute mentale, dal sondaggio è emerso che la mancata frequenza della comunità scolastica è associata ad un maggiore disagio mentale. Questi dati supportano ciò che è emerso anche in Italia durante la pandemia, ovvero un forte disagio soprattutto per gli adolescenti che più di tutti hanno ridotto la frequenza scolastica. Questo studio pone anche il tema dell’equità all’accesso alla comunità scolastica, tema assolutamente critico in sistemi a basso welfare sociale come gli USA. Per ultimo, un breve commento sul tipo di indagine effettuata. Scomodando per analogia quanto previsto dalla meccanica quantistica, nel famoso esperimento della doppia fenditura di Schrödinger, il punto di vista dello sperimentatore modifica il risultato dell’esperimento. Il fatto che la valutazione sia stata condotta dai genitori espone lo studio a grande variabilità e solleva alcuni interrogativi. Da un alto, i bambini che frequentano la comunità scolastica trascorrono meno ore a casa con i genitori e dall’altro la presenza a casa del bambino può essere un fattore di difficoltà del genitore. Non solo i bambini hanno subito il peso della pandemia, ma anche il genitore. Questo può aver contribuito al parziale cambiamento del rapporto genitore-figlio con effetti sensibili sul giudizio espresso.

Alon Geva et al.

Data-driven clustering identifies features distinguishing multisystem inflammatory syndrome from acute COVID-19 in children and adolescents

EClinicalMedicine, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8405351/pdf/main.pdf

CONTENUTO :  Studio retrospettivo condotto su circa 1500 bambini con l’obiettivo di identificare, tramite machine-learning, le caratteristiche cliniche e laboratoristiche che permettano la distinzione del fenotipo clinico di COVID-19 grave pediatrico dalla Sindrome Infiammatoria Multisistemica (MIS-C). In particolare, il gruppo caratterizzato da bambini con elevati indici infiammatori, con coinvolgimento cardiovascolare e/o mucocutaneo, la maggior parte con tampone PCR per Sars-CoV2 negativo, era classificato come MIS-C; il gruppo dei bambini con comorbidità, tampone PCR positivo per Sars-CoV2 ed evidenza radiologica di infiltrati polmonari era classificato come COVID-19 grave pediatrico.

COMMENTO :  La Sindrome Infiammatoria Multisistemica (MIS) è un’entità clinica che è divenuta durante la pandemia di grande interesse scientifico, specialmente in ambito pediatrico (MIS-C). Rappresenta una sindrome infiammatoria già nota che sembra essere maggiormente frequente in pazienti con infezione da Sars-Cov-2. La MIS-C è un’entità di non facile identificazione in quanto relativamente rara e con sintomatologia sovrapponibile a quella di altre sindromi auto infiammatorie e da infezioni gravi. Geva e colleghi hanno utilizzato un interessante sistema informatico di machine-learning per identificare le caratteristiche che sono più frequentemente presenti nei pazienti con MIS-C piuttosto che con infezione da Sars-Cov-2. Questi dati rappresentano un prezioso aiuto per i clinici che si trovano, insieme ai genitori, a dover prendere decisioni sulla diagnosi e sul trattamento dei pazienti pediatrici. I sistemi di intelligenza artificiale e machine learning si stanno diffondendo in ambito medico con risultati davvero incoraggianti e questo lavoro ne è un esempio brillante. La collaborazione tra mente umana ed artificiale si sta già dimostrando un utile connubio per migliorare l’assistenza. Resta da accertare, con studio prospettici e randomizzati, l’effettiva utilità clinica delle intelligenze artificiali in autonomia o in associazione con il giudizio del clinico nel migliorare gli outcome clinici.

Fekkar A et al

COVID-19 associated pulmonary aspergillosis (CAPA): how big a problem is it?

CMI, June 2021 ; DOI: 10.1016/j.cmi.2021.06.025

COMMENTO: The concept of CAPA was largely deduced from the association between influenza infection and Aspergillus superinfection, assuming similar pathophysiologic features with SARS-CoV-2, which are as yet unconfirmed. Indeed, SARS-CoV-2 pneumonia seems to be associated with less extensive airway epithelium destruction and distinct host immune response profiles compared to influenza pneumonia. In sharp contrast to the reported CAPA cases, 93% of the 41 reported COVID-19-associated mucormycosis were proven.

Rabagliati R et al

COVID-19–Associated Mold Infection in Critically Ill Patients, Chile

Emerging Infectious Diseases, March 2021; DOI: 10.3201/eid2705.204412

COMMENTO : Patients with severe coronavirus disease (COVID-19) may have COVID-19–associated invasive mold infection (CAIMI) develop. We report 16 cases of CAIMI among 146 nonimmunocompromised patients with severe COVID-19 at an academic hospital in Santiago, Chile. These rates correspond to a CAIMI incidence of 11%; the mortality rate for these patients was 31.2%.

Petrone L et al

Coinfection of tuberculosis and COVID-19 limits the ability to in vitro respond to SARS-CoV-2

International Journal of Infectious Diseases, March 2021; DOI: 10.1016/j.ijid.2021.02.090

COMMENTO: OBJECTIVES: The interaction of COVID-19 and tuberculosis (TB) are still poor characterized. Here we evaluated the immune response specific for M. tuberculosis (Mtb) and SARS-CoV-2 using a whole-blood-based assay-platform in COVID-19 patients either with TB or latent TB infection (LTBI). METHODS: We evaluated IFN-gamma level in plasma from whole-blood stimulated with Mtb antigens in the Quantiferon-Plus format or with peptides derived from SARS-CoV-2 spike protein, Wuhan-Hu-1 isolate (CD4-S). RESULTS: We consecutively enrolled 63 COVID-19, 10 TB-COVID-19 and 11 LTBI-COVID-19 patients. IFN-gamma response to Mtb-antigens was significantly associated to TB status and therefore it was higher in TB-COVID-19 and LTBI-COVID-19 patients compared to COVID-19 patients (p </= 0.0007). Positive responses against CD4-S were found in 35/63 COVID-19 patients, 7/11 LTBI-COVID-19 and only 2/10 TB-COVID-19 patients. Interestingly, the responders in the TB-COVID-19 group were less compared to COVID-19 and LTBI-COVID-19 groups (p = 0.037 and 0.044, respectively). Moreover, TB-COVID-19 patients showed the lowest quantitative IFN-gamma response to CD4-S compared to COVID-19-patients (p = 0.0336) and LTBI-COVID-19 patients (p = 0.0178). CONCLUSIONS: Our data demonstrate that COVID-19 patients either TB or LTBI have a low ability to build an immune response to SARS-CoV-2 while retaining the ability to respond to Mtb-specific antigens.

Versyck M et al

Invasive pulmonary aspergillosis in COVID-19 critically ill patients: Results of a French monocentric cohort

Journal of Mycology and Medicine, February 2021; DOI: 10.1016/j.mycmed.2021.101122

 COMMENTO : INTRODUCTION: Coronavirus disease 2019 or COVID-19 is a new infectious disease responsible for potentially severe respiratory impairment associated with initial immunosuppression. Similarly to influenza, several authors have described a higher risk of fungal infection after COVID-19, in particular for invasive pulmonary aspergillosis. The main objective here is to define the prevalence of invasive pulmonary aspergillosis (IPA) in a cohort of COVID-19 patients with moderate to severe acute respiratory disease syndrome (ARDS). MATERIAL AND METHODS: We conducted a large monocentric retrospective study investigating all the ventilated COVID-19 patients with ARDS hospitalized at Valenciennes' general hospital, France, between March 15, 2020 and April 30, 2020. In the center a systematic IPA screening strategy was carried out for all ARDS patients, with weekly tests of serum galactomannan and beta-D-glucan. Bronchoalveolar lavage with culture and chest CT scan were performed when the serum assays were positives. RESULTS: A total of 54 patients were studied. Their median age was 65 years, and 37 of the patients (71%) were male. Two patients had chronic immunosuppression and among all the patients, only 2 non-immunocompromised presented a putative IPA during their stay. CONCLUSION: The prevalence of IPA in this cohort of COVID-19 patients (3.7%) is not higher than what is described in the other ARDS populations in the literature. These results are however different from the previous publications on COVID-19 patients and must therefore be confirmed by larger and multicentric studies.

Cusumano JC et al

Staphylococcus aureus Bacteremia in Patients Infected With COVID-19: A Case Series

Open Forum Infectious Diseases, 11 November 2020; doi.org/10.1093/ofid/ofaa518

COMMENTO : Background : Previous viral pandemics have shown that secondary bacterial infections result in higher morbidity and mortality, with Staphylococcus aureus being the primary causative pathogen. The impact of secondary S. aureus bacteremia on mortality in patients infected with severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS-CoV-2) remains unknown.

Methods : This was a retrospectiveobservational case series of patients with coronavirus disease 2019 (COVID-19) whodevelopedsecondary S. aureus bacteremiaacross 2 New York City hospitals. The primary end point was to describe 14-day and 30-day hospitalmortality rates of patients with COVID-19 and S. aureus bacteremia. Secondary end points includedpredictors of 14-day and 30-day hospitalmortality in patients with COVID-19 and S. aureus bacteremia.

Results : A total of 42 patients hospitalized for COVID-19 with secondary S. aureus bacteremia were identified. Of these patients, 23 (54.8%) and 28 (66.7%) died at 14 days and 30 days, respectively, from their first positive blood culture. Multivariate analysis identified hospital-onset bacteremia (≥4 days from date of admission) and age as significant predictors of 14-day hospital mortality and Pitt bacteremia score as a significant predictor of 30-day hospital mortality (odds ratio [OR], 11.9; 95% CI, 2.03–114.7; P = .01; OR, 1.10; 95% CI, 1.03–1.20; P = .02; and OR, 1.56; 95% CI, 1.19–2.18; P = .003, respectively).

Conclusions : Bacteremiawith S. aureus is associated with high mortality rates in patients hospitalized with COVID-19. Further investigation is warranted to understand the impact of COVID-19 and secondary S. aureus bacteremia.

Giacobbe DR et al

Bloodstream infections in critically ill patients with COVID-19

European Journal of Clinical Investigation, 14 June 2020; doi.org/10.1111/eci.13319

COMMENTO: BACKGROUND: Little is known about the incidence and risk of intensive care unit (ICU)-acquired bloodstream infections (BSI) in critically ill patients with coronavirus disease 2019 (COVID-19). MATERIALS AND METHODS: This retrospective, single-centre study was conducted in Northern Italy. The primary study objectives were as follows: (a) to assess the incidence rate of ICU-acquired BSI and (b) to assess the cumulative risk of developing ICU-acquired BSI. RESULTS: Overall, 78 critically ill patients with COVID-19 were included in the study. Forty-five episodes of ICU-acquired BSI were registered in 31 patients, with an incidence rate of 47 episodes (95% confidence interval [CI] 35-63) per 1000 patient-days at risk. The estimated cumulative risk of developing at least one BSI episode was of almost 25% after 15 days at risk and possibly surpassing 50% after 30 days at risk. In multivariable analysis, anti-inflammatory treatment was independently associated with the development of BSI (cause-specific hazard ratio [csHR] 1.07 with 95% CI 0.38-3.04 for tocilizumab, csHR 3.95 with 95% CI 1.20-13.03 for methylprednisolone and csHR 10.69 with 95% CI 2.71-42.17 for methylprednisolone plus tocilizumab, with no anti-inflammatory treatment as the reference group; overall P for the dummy variable = 0.003). CONCLUSIONS: The incidence rate of BSI was high, and the cumulative risk of developing BSI increased with ICU stay. Furtherstudywillclarify if the increasedrisk of BSI wedetected in COVID-19 patients treatedwith anti-inflammatorydrugsisoutweighed by the benefits of reducingany possible pro-inflammatorydysregulationinduced by SARS-CoV-2.

News From the Centers for Disease Control and Prevention

Drug-Resistant Bacteria Outbreak Linked to COVID-19 Patient Surge

JAMA,  26 January 2021;  doi:10.1001/jama.2020.26113

COMMENTO : Breaches in infection control practices during last spring’s coronavirus disease 2019 (COVID-19) surge likely contributed to a 34-patient outbreak of carbapenem-resistant Acinetobacter baumannii (CRAB) infections at a New Jersey hospital.

Marr KA et al

Aspergillosis Complicating Severe Coronavirus Disease

Emerging Infectious Diseases, Volume 27, Number 1—January 2021; DOI: 10.3201/eid2701.202896

COMMENTO: Aspergillosis complicating severe influenza infection has been increasingly detected worldwide. Recently, coronavirus disease–associated pulmonary aspergillosis (CAPA) has been detected through rapid reports, primarily from centers in Europe. We provide a case series of CAPA, adding 20 cases to the literature, with review of pathophysiology, diagnosis, and outcomes. The syndromes of pulmonary aspergillosis complicating severe viral infections are distinct from classic invasive aspergillosis, which is recognized most frequently in persons with neutropenia and in other immunocompromised persons. Combined with severe viral infection, aspergillosis comprises a constellation of airway-invasive and angio-invasive disease and results in risks associated with poor airway fungus clearance and killing, including virus- or inflammation-associated epithelial damage, systemic immunosuppression, and underlying lung disease. Radiologic abnormalities can vary, reflecting different pathologies. Prospective studies reporting poor outcomes in CAPA patients underscore the urgent need for strategies to improve diagnosis, prevention, and therapy.

Maes M et al

Ventilator-associated pneumonia in critically ill patients with COVID-19

Critical Care, 11 January 2021 ; doi.org/10.1186/s13054-021-03460-5

COMMENTO : BACKGROUND: Pandemic COVID-19 caused by the coronavirus SARS-CoV-2 has a high incidence of patients with severe acute respiratory syndrome (SARS). Many of these patients require admission to an intensive care unit (ICU) for invasive ventilation and are at significant risk of developing a secondary, ventilator-associated pneumonia (VAP). OBJECTIVES: To study the incidence of VAP and bacterial lung microbiome composition of ventilated COVID-19 and non-COVID-19 patients. METHODS: In this retrospective observational study, we compared the incidence of VAP and secondary infections using a combination of microbial culture and a TaqMan multi-pathogen array. In addition, we determined the lung microbiome composition using 16S RNA analysis in a subset of samples. The study involved 81 COVID-19 and 144 non-COVID-19 patients receiving invasive ventilation in a single University teaching hospital between March 15th 2020 and August 30th 2020. RESULTS: COVID-19 patients were significantly more likely to develop VAP than patients without COVID (Cox proportional hazard ratio 2.01 95% CI 1.14-3.54, p = 0.0015) with an incidence density of 28/1000 ventilator days versus 13/1000 for patients without COVID (p = 0.009). Although the distribution of organisms causing VAP was similar between the two groups, and the pulmonary microbiome was similar, we identified 3 cases of invasive aspergillosis amongst the patients with COVID-19 but none in the non-COVID-19 cohort. Herpesvirade activation was also numerically more frequent amongst patients with COVID-19. CONCLUSION: COVID-19 is associated with an increased risk of VAP, which is not fully explained by the prolonged duration of ventilation. The pulmonary dysbiosis caused by COVID-19, and the causative organisms of secondary pneumonia observed are similar to that seen in critically ill patients ventilated for other reasons.

Marr KA et al

Aspergillosis Complicating Severe Coronavirus Disease

Emerging Infectious Diseases, Volume 27, Number 1—January 2021; DOI: 10.3201/eid2701.202896

COMMENTO: Aspergillosis complicating severe influenza infection has been increasingly detected worldwide. Recently, coronavirus disease–associated pulmonary aspergillosis (CAPA) has been detected through rapid reports, primarily from centers in Europe. We provide a case series of CAPA, adding 20 cases to the literature, with review of pathophysiology, diagnosis, and outcomes. The syndromes of pulmonary aspergillosis complicating severe viral infections are distinct from classic invasive aspergillosis, which is recognized most frequently in persons with neutropenia and in other immunocompromised persons. Combined with severe viral infection, aspergillosis comprises a constellation of airway-invasive and angio-invasive disease and results in risks associated with poor airway fungus clearance and killing, including virus- or inflammation-associated epithelial damage, systemic immunosuppression, and underlying lung disease. Radiologic abnormalities can vary, reflecting different pathologies. Prospective studies reporting poor outcomes in CAPA patients underscore the urgent need for strategies to improve diagnosis, prevention, and therapy.

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