La popolazione carceraria è purtroppo gravata da alta prevalenza di infezione da HCV, in Italia del 20-40%, con picchi nella fascia 35-53 anni. Il fenomeno è legato a fattori pregressi rispetto all’ingresso in prigione (basso status socio-economico, l’essere un migrante da paese ad alta endemia) e a fattori legati all’esperienza carceraria, che talora si sovrappongono, come nel caso del consumo di sostanze d’abuso per via iniettiva.

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In carcere ulteriori elementi di rischio sono: promiscuità, condivisione di oggetti per l’igiene personale, tatuaggi, violenza fisica, rapporti sessuali non protetti. Cruciale è dunque lo screening seguito da un adeguato linkage to care, magari nell’ambito di percorsi semplificati (accesso alle cure senza l’attesa del genotipo grazie ai regimi pangenotipici).

Riferimento bibliografico
Ranieri R et al. Infection 2017; 45: 131-138

Postato da: Alberto Enrico Maraolo il: In: Contributi ScientificiInfettivologia Medicioggi

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